Trabocchi, monumenti riscoperti e trasformati

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Utilizzate per secoli dai pescatori, oggi queste particolari installazioni sono diventate veri e propri monumenti alla cultura marinara dell’Abruzzo. I Trabocchi sono situati lungo il tratto compreso tra Vasto e Ortona e trasformati in deliziose attrazioni turistiche.

Le “macchine pescatorie” di D’Annunzio
Nel romanzo “Trionfo della morte”, Gabriele D’Annunzio definì i Trabocchi “grandi macchine pescatorie fatte di tronchi e simili allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”. A primo acchito destano una certa curiosità, essendo simili a grandi palafitte poggiate sopra la costa dell’Adriatico. Popolano uno dei tratti più affascinanti della costa abruzzese, quello che va da Vasto a Ortona, e sono collegati alla terraferma mediante una passerella sorretta da assi e cavi. L’origine di queste singolari palafitte è tuttora incerta, ma non mancano le leggende che parlano della loro invenzione. La più accreditata è quella che ha per protagonisti alcuni ebrei provenienti dalla Spagna. Costoro, privi di imbarcazioni e incapaci di andar per mare, inventarono i Trabocchi per pescare senza doversi spostare dalla costa.

Ideali per la pesca di spigole, cefali e ombrine
I Trabocchi sono stati utilizzati per secoli dalla gente del luogo, soprattutto durante i mesi autunnali e invernali. Il loro impiego si è arrestato soltanto con l’avvento delle guerre mondiali. Agli inizi del Novecento superavano ancora le 50 unità ed erano utilizzati da più di 100 famiglie. Oggi, dopo anni di abbandono, sono stati finalmente restaurati e trasformati in veri e propri monumenti alla cultura marinara dell’Abruzzo. Alcuni sono diventati persino piccoli locali per turisti, nei quali gustare il pescato del giorno. In origine, il loro funzionamento era molto semplice: la rete (detta bilancia) veniva sostenuta da alcuni bracci in legno (le antenne); una volta piena, veniva issata tramite un argano collocato al centro della struttura.

Una cucina a ridosso del mare
La casetta in legno che in origine veniva utilizzata come riparo dai pescatori, in alcuni casi oggi è stata trasformata in una piccola cucina. A breve distanza, fanno capolino un bancone e pochi tavolini riservati agli avventori. Buona parte dei Trabocchi rimasti in piedi sono stati sapientemente restaurati e recuperati e, oltre al pesce cucinato in diversi modi, offrono prodotti locali con marchio Slow Food, tra cui pregiati vini bianchi abruzzesi. Insomma, un modo simpatico ed interessante per visitare uno dei tratti di costa più suggestivi dell’Adriatico e riscoprire un pezzo di storia intriso di leggende e curiosi aneddoti.

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